Piccolo vademecum per un buon invito letterario e non
Evitare di considerare il mio impegno una cosa da poco o darlo per scontato.
Cosa è importante per me, su cosa voglio impegnarmi e spendere il mio tempo, per cosa avere un compenso o meno, sta a me deciderlo e per farlo devi darmi tutti i dettagli con chiarezza dall’inizio.
Faccio molte attività di impegno politico, di militanza, di volontariato, ma se scopro che il buon fine che mi hai spiegato e per cui mostro interesse non è in realtà quello di cui mi parli, se ad esempio mi dici che “siamo tutti volontari, nessuno prende un euro” e poi mi scrivi una mail da un’agenzia di comunicazione e in più scopro quanti soldi sono impiegati per quella tua attività e la differenza col gratis è pure abissale, mi sale tutta l’ira di classe di cui sono capace e te la scaglio contro. Non sono figlia di una vestaglia blu solo da titolo di copertina.
Frasi tipo da non pronunciare:
– Ah sei la prima autrice che mi chiede se ci sono compensi! (Forse gli altri campano di aria? Mi vuoi far sentire in colpa? La morta di fame?)
– Ti vendi i libri così ci guadagni! (Chi ti dice che funziona così?)
– Mi potresti fare anche questo dai, che secondo me ti interessa! (Aggiungere richieste su richieste in corso d’opera non è corretto)
– Secondo me questa è una buona vetrina. (Vetrina? Sono un vestito?)
– Ti fa gioco (Questa mi fa imbestialire)
Evitare di parlare di spese o farlo male. Nel mio impegno di tempo, non è detto siano comprese spese di viaggio (anche per tratte piccole), spese di alloggio (e sono una che si adatta) o altre spese.
Frasi tipo da non pronunciare:
– I viaggi te li paga tutti la casa editrice no? (Non è detto. Se l’evento o l’invito è solo tuo, sta a te coinvolgere o chiedere alla casa editrice)
– Tu cammini, quindi non hai rimborsi eh? (Battutona eh?)
– Intanto tu ti paghi l’albergo poi ci mandi la ricevuta, poi ti rimborsiamo (peccato che poi non sai quando e devi mandare cinque mail)
– Non ti abbiamo rimborsato il viaggio allora ecco questi (paccata di libri riesumati da scatoloni abbandonati che non interessano chi te li regala, figurati chi li riceve e poi devi dire pure grazie perché ti fanno credere che valgono più del misero biglietto del treno).
– Poi c’è il rimborso spese (ma fa il vago e difatti poi non te lo rammenta più lasciandoti il peso di dover richiedere e magari son solo dieci euro e tu lasci perdere e ti senti stronza due volte)
La cosa per cui si chiede il mio impegno deve avere la stessa cura che ci metto io. Soprattutto se è gratuita da parte mia. Con alcuni punti dolenti.
– Si racconta come si è soliti lavorare, si spiega scopo e coinvolgimento, si esplicitano obiettivi. Non ti chiedo questo per efficienza manageriale, bastano anche le cose semplici e vere. É buona creanza perché serve a non creare false aspettative reciproche, a essere sinceri e chiari nel rapporto. Con me può funzionare più un “Siamo io e il mio vicino di casa e si voleva ragionare al bar del tuo libro. Ci faresti un gran regalo” che non “Questo posto esclusivo non può fare a meno di te” e poi serve solo a te come rigo nel programma per far lievitare il tuo budget, ma poi non viene un cane.
– Si chiede di cosa ho bisogno in termini di strumenti, spazi, ecc. e si spiega cosa vuoi fare, come funzionerà, come viene organizzata, su chi posso contare e per cosa. Oltre a essere contento, si sente che ci tieni ed è chiara l’organizzazione. Se chiedi a me di fare anche da addetta stampa, spammare e invitare tutti i miei amici, portarmi pc e proiettore, mandare mail a altro relatore, portarmi una bottiglietta d’acqua, improvvisare anche l’evento successivo, se mi cambi lo spazio dove devo intervenire all’ultimo perché scopri che quello pensato dall’inizio è occupato da altri, forse non stai facendo bene il tuo lavoro e mi aggravi di altro che non era chiaro dall’inizio.
– Si accoglie, si è gentili. Cosa semplice, ma non scontata. Se non interessa a te perché cavolo mi hai invitato?
– Si comincia puntuali. Ci sta il quarto d’ora accademico, ma non il dilatarsi infinito del tempo. Vale per rispettare me, ma anche per il tempo di chi ne è coinvolto. Se non c’è gente non è perché aspettare la moltiplica, ma forse perché era meglio un altro orario, organizzare meglio. Se non c’è chi invece è pagato per esserci, peggio. Vale anche per le istituzioni: non si ritarda perché lo ha detto il Sindaco. Col Sindaco te la dovevi vedere tu, non io, altrimenti mi aggravi di altro che non era chiaro dall’inizio.
Detto questo ho incontrato gente meravigliosa, professionale e affettuosa insieme, che si è fatta in quattro, che ti offre tutto quello che ha anche quando non ha niente, che se sbaglia sa rimediare, che ha il sorriso da farti dimenticare fatiche e accumuli. Tutto questo non riguarda loro, ma è proprio per difendere il lavoro come il loro, per dare energia a loro, che bisogna rifiutare quello furbetto, sfinente e avvilente.





